13 settembre 2005

Favole per non dormire la notte (2)

Il DottoreBi e Bo erano giovani e spensierati e godevano d'ottima salute.
Un giorno Bo s'ammalò e nessuno era capace di dire cosa lo affliggeva.
Bi e Bo sentirono i pareri di cento medici, ma ancora Bo non migliorava.
Finalmente, incontrarono un gran dottore che veniva dal lontano Ducato di Milano. Egli parlava saggiamente con larghe labbra tumide. Egli ricobbe il male. "Trattasi di pericrasìa sintomatica dei corpi cavernosi", disse. Una una malattia rara, ma il grande medico ne conosceva la cura e prescrisse perciò una potente purga. "Attraverso l'evacuazione, il corpo si purifica", disse ancora illuminato, "la deiezione andrà conservata, esaminata, onde valutare il miglioramento". Così disse.
Fiducioso Bo incominciò la cura. La purga aveva un grande effetto, ma Bo peggiorava giorno dopo giorno. Peggiorava e si consumava. E purga e purga ancora, si consumò a tal punto, che un giorno, di lui restò solo un'ultima pozzetta di liquido.
Il gran medico convocato sentenziò: "la cura ha avuto effetto! Son 1000 scudi."
Tutto quello che rimase di Bo fu raccolto in un gran vaso di vetro che Bi tiene ancora accanto al letto. La notte -così dice- si sente meno sola a parlare col suo amore.

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Non c'è bisogno, mi pare, di esplicitare la morale. Sogni d'oro.

Favole per non dormire la notte (1)

25 agosto 2005

Favole per Non Dormire la Notte

Bi e Bo camminavano e camminavano cercando la loro giusta via.
Un giorno, persi come sempre, si trovarono persi nel deserto di carta vetrata. Cammina e cammina, cominciarono a consumarsi le suole delle scarpe, ma Bi e Bo sapevano di poter riuscire a superare il deserto. Dopo le scarpe, però, si cominciarono a consumare anche i piedi. Nonostante il fastidio, Bi e Bo continuarono a camminare, sicuri che il deserto sarebbe presto finito.
Un giorno si sentirono entrambi un po' strani; girarono la testa per guardarsi e si scambiarono un'occhiata perplessa. Poi, per caso, Bi guardò giù e disse a Bo: "ti sei accorto che c'è rimasta solo la testa a forza di camminare?". Bo anche guardò in basso: il deserto di carta vetrata aveva consumato piano piano i loro corpi ed era rimasta solo la testa e appena un po' di collo.
Continuarono per un po' silenziosi perché nel frattempo si erano consumate anche le corde vocali. Poi le loro teste senza più nulla che le tenesse rotolarono via una da una parta e una dall'altra.

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Per chi fosse duro di comprendonio, la morale è: la vita è 'na merda

23 marzo 2005

Forme di Vita Superiore

Passata anche l'infatuazione per le muffe. Stasera ho buttato via due dei pomodori comprati l'altro giorno all'ipermercato. Già semiliquidi, molli e muffi. S'è bloccato ancora lo scarico del lavandino, per la quinta volta dall'inizio dell'anno. Disgorgare è una delle attività che mi tocca fare e che odio di più. Perché si viene necessariamente in contatto con sostanze melmose e puteolente, trasformazioni di scarti che proprio essendo scarti sarebbe meglio non tornassero mai più alla nostra attenzione. Questo sarebbe uno dei propositi dell'Idraulica, scienza antica e nobile, che non ha fatto bene i conti nel nostro caso con l'estrema densità dei rifiuti che ci ostiniamo a gettare nel lavandino, sperando che l'acqua corrente se li porti via.
Mentre raspavo il tubo di scarico col cavo flessibile a sturare, ancora negli abiti da lavoro, al cellulare con uno dei miei fornitori, ho fatto una nuova scoperta. Sotto il lavandino, una allegra teoria di formiche in cerca di distrazioni.
Sono in cerca di distrazioni anch'io, penso che alleverò una colonia di formiche.

21 marzo 2005

Pollice Verde

Sul nostro terrazzino di 4 metri quadrati non riusciamo a far crescere nulla. Abbiamo provato con poco impegno o distrattamente con semi e piante, regalate nelle varie occasioni importanti della nostra vita o acquistate nei rari momenti dedicati alle attività casalinghe.
Il fatto è che non ce ne frega nulla, né a me né a mia moglie, delle piante del terrazzino. Ci dimentichiamo spesso di annaffiarle e, questo -è risaputo- non aiuta la vegetazione. Abbiamo provato con l'aiuto della chimica ma né l'azoto, né il potassio, né il fosforo ci sanno aiutare (probabilmente anche qui grossa responsabilità è nella nostra smemoratezza).
Ultimamente abbiamo raggiunto un felice compromesso. Dopo un'incidentale scoperta nel frigo di una specie di muffa particolarmente florida, degna di Fleming, abbiamo buttato l'alimento infestato (non ricordo nemmeno cosa fosse, era irriconoscibile, comunque) insieme agli altri rifiuti nel terrazzino, appunto. Da lì la nostra muffa ha cominciato a crescere e s'è diffusa prima sugli altri rifiuti e poi sui vasi e sulle fioriere pensili del balcone.
Ora siamo padroni di sei meravigliose colonie di muffa, rigogliose e resistenti che ci rendono orgogliosi ad ogni momento di discussione coi vicini.

20 marzo 2005

Stati di Allucinazione

Qualcuno ha sputato sul parabrezza della mia auto e un po' anche sul cofano. Qualcuno o qualcosa. Ho esaminato l'espettorato, chiaro, gelatinoso, senza odore e senza sapore. Dalla disposizione degli schizzi ho determinato che chi ha sputato doveva essere alto almeno tre metri.
Credo che si tratti di un androide gigante. Sono un androide sarebbe in grado di sputare così.
Solo non riesco a capacitarmi della ragione. Non dello sputo, ché la si può immaginare, ma della presenza stessa di un androide nel cortile del palazzo dove abito.
Ho provato a mandare via il grumo più grande con acqua e con i tergicristalli. Il grumo è sempre in mezzo al cristallo e io non vedo più nulla quando guido. Probabilmente i succhi gastrici dell'androide hanno opacizzato per sempre il vetro, penetrandone la struttura amorfa.

27 febbraio 2005

Short Term Memory Loss

Nella camera in penombra il giovane uomo accarezza amorevolmente la testa dell'anziano seduto.
"Ah, avrebbe dovuto vedere, lei, come ci accolse la gente di Trieste quando entrammo in città nel '54! Che feste! Tutti per le vie, tutti con la bandiera tricolore! Gli abbracci, i fiori!"
Con lo sguardo l'anziano vaga verso la luce della finestra, un tremito lo scuote.
Il giovane si piega più vicino, premuroso.
"Hai freddo, papà? Ecco, tieni la tua coperta."
Senza distogliere lo sguardo l'anziano s'aggiusta la piccola coperta colorata fatta a maglia. Poi s'anima di nuovo con un guizzo. "Eh, la mia Maria era brava con i ferri! Era brava a fare tutto.
L'ha conosciuta, lei, la mia Maria?"
"Certo, papà, Maria..."
"Maria..." e una stilla s'affaccia all'angolo dell'occhio dell'anziano.
"Devo andare ora, papà." Il giovane poggia per un attimo le labbra sulla bella testa folta di capelli bianchi.
"Torno domani, non ti preoccupare."

Nell'altra stanza una donna affaccendata.
"Mi raccomando, Filomena, gli faccia prendere le medicine in orario. L'ho visto un po' peggio stasera. E lo faccia coprire; aveva le mani ghiaccie oggi."
"Non si preoccupi, signor Guido, ci penso io. Vada tranquillo."
Guido esce e si chiude la porta dietro, piano senza far rumore.

21 febbraio 2005

L'Insegnante

"Chi sa fa, chi non sa fare insegna". E' da ieri notte che ho questo detto nella testa; continuo a ripetermelo come una filastrocca. Anche ora, mentre sto qui, appoggiato alla scaletta. Il fango grigiastro intorno è umido e freddo, ma sta spuntando il sole pallido da dietro il colle. Quota 770.
A quest'ora i miei ragazzi staranno entrando in classe; mi viene in mente l'odore di legno vecchio della cattedra.
Ancora qualche volta la mia filastrocca come quando si dice il rosario. Il collo della giubba mi sta facendo impazzire con la sua lana ispida.
"Sergente, è ora", "Baionette!".
Sfodero la sciabola lentamente. Ancora un piolo più in alto.
"Avanti, Savoia!", grido forte e ci lanciamo col sole basso alle spalle verso le mitragliatrici austriache.


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N.d.A. seconda edizione modificata il 1/09/05