vernacolo minimo
Lo so, nun è bello, è 'no spreco,
c'è la gente che more.
Però che ristoro, si è callo,
attaccàsse ar nasone.
[tutte cose di cui si può fare a meno]
Lo so, nun è bello, è 'no spreco,
c'è la gente che more.
Però che ristoro, si è callo,
attaccàsse ar nasone.
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A.
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19:00
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la tranquillità (mobile)
Attraversare terre sconosciute,
sentendo di non essere mai partito
l'agitazione (immobile)
Attraversare terre sconosciute,
avendo la certezza di non essere mai partito.
[variazione del 27/10, da un'idea di Mi]
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23:22
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Da Zu e da PlacidaSignora scopro di questi racconti in sei parole, assai interessanti. Non solo io, ma anche i grandi hanno anelato alla sintesi estrema, dunque.
Come paladino del minimalismo mi voglio applicare pur essendo in un momento di blocco (mi sopravvaluterei se dicessi "dello scrittore"). Mi sento così sintetico, che pubblicherei piuttosto un racconto senza parole.
Riesco solo a comporre questo:
"He started writing, lost inspiration..."
(che in italiano, lingua più ambigua, suona più sottilmente crudele: "Cominciò a scrivere, perse l'ispirazione...", cinque parole, quasi sei)
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08:12
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Mi sveglio che la corriera non si muove più. Gente seduta che vocia sommessamente sotto la luce fioca. Fagotti sparsi tra i sedili e puzza di vomito. Mi stiracchio e guardo fuori. I fari bucano il buio per qualche decina di metri sulla striscia di asfalto e rischiarano qualche sagoma sul ciglio fra i cespugli radi. Scendo a cercare M.
"La cinghia di distribuzione è andata", dice. Bisognerà aspettare la prossima corriera che avverta qualcuno. L'autista guarda indifferente il motore sotto il cofano aperto e non rinuncia all'ennesima tazza di mate. Col naso all'insù riesco finalmente a scrutare un cielo che non conosco. "Guarda," e punto col dito "non è quella la Croce del Sud?" Ci mettiamo tutti e due a ridere come scemi.
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04:54
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Il mio palmo e la tua schiena nuda
I nostri ventri si sfiorano
Respiro nel profumo dei capelli
Ti prendo e ti lascio. Sento tutto di te
[Idea di tango per GotanBlog]
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A.
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11:00
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Ci siamo guardati a lungo senza parlare, né io né te avevamo il coraggio di dirlo finalmente. Ci siamo abbracciati in un abbraccio che non voleva finire e un bacio che raccoglieva le memorie di tutto il tempo assieme.
Sono stato io a staccarmi. Come sempre. Ti sei aggiustata i capelli corti, una passata delle dita fra quel ciuffo biondo ribelle. Mi hai sistemato il bavero del cappotto e la cravatta, come sempre.
Le nostre auto parcheggiate fianco a fianco. Un'ultima occhiata e lo sbattere delle portiere.
Sei tornata indietro, mentre ancora cercavo di infilare le chiavi nel cruscotto. Hai poggiato le mani sul finestrino (e sai quanto lo odio). Hai lasciato un bacio sul vetro immacolato. Un fiore rosso.
Sei volata via. Prima che avessi tempo di fiatare.
Oggi è brutto fuori. Sto prendendo un altro caffè prima d'uscire, guardando alla finestra. Oggi pioverà e laverà via le ultime tracce di rossetto. L'unica cosa che ancora ho di te.
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07:30
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Seduto su una panca, guardo i piedi indaffarati, avanti e indietro sulla banchina. Il tempo e il vento hanno lasciato una patina rossa di ruggine sul travertino dei pilastri.
L'odore asfissiante dell'olio e lo stridio del metallo sul metallo turbano i miei sensi. Mi ricordano che sono vivo.
Il clamore, il fischio e lo sbattere dei portelli. Poi il silenzio, solo un istante prima che tutto si ripeta ancora.
Si arriva, si parte. Ci si prende, ci si lascia.
Un abbraccio nel commiato, un altro nel benvenuto. Non c'è fine.
Con le mani giunte, ficcate tra i ginocchi, io sto qui e mi guardo i piedi.
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immagine tratta dal sito Viterbo in cartolina
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A.
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08:13
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La campagna immensa di granturco ancora verde e basso ha lasciato il passo alla periferia ordinata dei suburb. Tu guidi veloce e io guardo tutto come se stessi fotografando, avidamente.
"Look at the clouds," ti dico, rompendo il silenzio, "they're perfect!" Sembrano disegnate. Dalla mano di un bambino, piccole, bianche e regolari su un azzurro d'acquarello. "Yes. It's a perfect day" mi rispondi.
Ci giriamo appena e ci guardiamo d'intesa con la coda dell'occhio. Attraverso le lenti nere non li vedo, ma so i tuoi occhi. E tu sai i miei.
Abbandono la testa sul sedile, la strada scivola via nell'aria frizzante. Ho ancora un po' di terra sui polpostrelli. Ho valigie da preparare e altre giornate perfette che mi aspettano.
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08:50
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Le tessere del mosaico cadranno sul tavolo e i quadri che furono staccati troveranno nuovi chiodi. Il puzzle va ricomponendosi senza avere l'immagine completa.
La poinsettia sul nostro balcone era seccata da un inverno di disattenzioni. Ora torna di nuovo a germinare. Inesplicabilmente, come ogni anno. Invece il tulipano è sfiorito, sradicato non tornerà più.
Si dice la natura trovi sempre la sua via e, dopotutto, sia poesia anche questo, ma io non lo capisco.
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A.
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10:25
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It doesn't matter how hard it is, you can learn to do anything, my Dear.
Like in driving school, when at first you are not able to work both the pedal and the stick shift at the same time. It's a matter of practice.
It's the same thing with this. The first times you have to stop whatever you are doing. You have to kneel down, and your chest seems to rip open. You can barely see through.
But now I'm getting accustomed. I'm getting good. It's quite a normal thing now, you know. I don't have to stop anymore when it happens. On my own at home or outside. I can do it while I eat. Do it while I shave or shower. I do it when I write. I can even do it while I drive. Just have to make sure I have my dark shades on.
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10:47
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La strada si srotola e mi porta senza fretta dove la terra è più familiare e più fertile. L'aria fresca e l'odore della pioggia, tra le colline stondate di maggese ed erba verde da dove il nostro pino mi aspetta a guardia come sempre.
Qui è diverso. Qui il dolore è più dolce e intenso, come un profumo disgustoso e conturbante.
La polvere fine copre le cose quasi senza essere e tutto è fermo a come era. Mi accolgono i muri bianchi, le margherite di Warhol e il legno color miele. E' come se fossimo appena andati via e appena tornati. La scacchiera dello "Scrabble" è ancora ferma all'ultima partita; le riviste sul comodino rivelano la data. Due anni e sembra ieri. Spalanco la finestra per dare un po' d'aria, ma non sa di chiuso qui. Il cielo di pioggia ha dato il posto a un sole incerto che scalda i coppi dei tetti incrostati di licheni.
Tutto è così immoto, silenzioso, così uguale che anche il tempo sembra in sospeso. Sono tornato e non siamo mai andati via.
Il cielo ora stride di rondini che sfrecciano basse sui tetti a cacciare insetti. Pioverà ancora.
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A.
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01:07
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Giro e rigiro il rotolino di scotch tra le mani. Non vedo bene, gratto con l'unghia sul nastro. Niente. Me l'hai dato tu, mi ricordo.
"I brought you a GOOD one," hai sorriso con quella faccia da schiaffi, "not like the cheap one YOU brought..."
E' così anche la vita ora: buona, semplice, circolare e non riesco a trovarne il capo.
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A.
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08:15
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La medusa di Caravaggio mi schiaccia la tempia sul cuscino e il suo cane a tre teste mi azzanna la schiena. La bocca e il naso sono storti e colano muco e lacrime. Tiro fuori il braccio, è tutto umido qui e non la smetto di tremare. Mi sono pisciato addosso un'altra volta. Non riesco proprio a immaginare da quale cazzo di bettola m'hanno buttato fuori ieri notte. Sento solo i lividi e il cuore che mi spacca le costole. Accendo la luce, la sveglia segna le otto e settanta.
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07:30
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Passata anche l'infatuazione per le muffe. Stasera ho buttato via due dei pomodori comprati l'altro giorno all'ipermercato. Già semiliquidi, molli e muffi. S'è bloccato ancora lo scarico del lavandino, per la quinta volta dall'inizio dell'anno. Disgorgare è una delle attività che mi tocca fare e che odio di più. Perché si viene necessariamente in contatto con sostanze melmose e puteolente, trasformazioni di scarti che proprio essendo scarti sarebbe meglio non tornassero mai più alla nostra attenzione. Questo sarebbe uno dei propositi dell'Idraulica, scienza antica e nobile, che non ha fatto bene i conti nel nostro caso con l'estrema densità dei rifiuti che ci ostiniamo a gettare nel lavandino, sperando che l'acqua corrente se li porti via.
Mentre raspavo il tubo di scarico col cavo flessibile a sturare, ancora negli abiti da lavoro, al cellulare con uno dei miei fornitori, ho fatto una nuova scoperta. Sotto il lavandino, una allegra teoria di formiche in cerca di distrazioni.
Sono in cerca di distrazioni anch'io, penso che alleverò una colonia di formiche.
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A.
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22:18
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Sul nostro terrazzino di 4 metri quadrati non riusciamo a far crescere nulla. Abbiamo provato con poco impegno o distrattamente con semi e piante, regalate nelle varie occasioni importanti della nostra vita o acquistate nei rari momenti dedicati alle attività casalinghe.
Il fatto è che non ce ne frega nulla, né a me né a mia moglie, delle piante del terrazzino. Ci dimentichiamo spesso di annaffiarle e, questo -è risaputo- non aiuta la vegetazione. Abbiamo provato con l'aiuto della chimica ma né l'azoto, né il potassio, né il fosforo ci sanno aiutare (probabilmente anche qui grossa responsabilità è nella nostra smemoratezza).
Ultimamente abbiamo raggiunto un felice compromesso. Dopo un'incidentale scoperta nel frigo di una specie di muffa particolarmente florida, degna di Fleming, abbiamo buttato l'alimento infestato (non ricordo nemmeno cosa fosse, era irriconoscibile, comunque) insieme agli altri rifiuti nel terrazzino, appunto. Da lì la nostra muffa ha cominciato a crescere e s'è diffusa prima sugli altri rifiuti e poi sui vasi e sulle fioriere pensili del balcone.
Ora siamo padroni di sei meravigliose colonie di muffa, rigogliose e resistenti che ci rendono orgogliosi ad ogni momento di discussione coi vicini.
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A.
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12:45
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Qualcuno ha sputato sul parabrezza della mia auto e un po' anche sul cofano. Qualcuno o qualcosa. Ho esaminato l'espettorato, chiaro, gelatinoso, senza odore e senza sapore. Dalla disposizione degli schizzi ho determinato che chi ha sputato doveva essere alto almeno tre metri.
Credo che si tratti di un androide gigante. Sono un androide sarebbe in grado di sputare così.
Solo non riesco a capacitarmi della ragione. Non dello sputo, ché la si può immaginare, ma della presenza stessa di un androide nel cortile del palazzo dove abito.
Ho provato a mandare via il grumo più grande con acqua e con i tergicristalli. Il grumo è sempre in mezzo al cristallo e io non vedo più nulla quando guido. Probabilmente i succhi gastrici dell'androide hanno opacizzato per sempre il vetro, penetrandone la struttura amorfa.
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19:13
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La mia vicina porta a passeggio il gatto col guinzaglio.
Io l'incrocio a testa bassa.
Ci urlavano: "Chi non guarda le finestre del secondo piano è già un fallito!"
Sarò un fallito, ma le serrande sono abbassate e non c'è nulla da guardare.
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18:13
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Soffriranno le cozze?
Lo considero un sacrificio necessario
per risollevare la serata.
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